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Punto&aCapo - INDICE estratto dal n.3/2008
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Come nacque lo Stromboli Sant’Elia decise un giorno di voler viaggiare e andò via dalla Sicilia. Attraversò allora il mare con una piccola imbarcazione approdando in Calabria e più precisamente sulle spiagge di Palmi. Al Santo non piaceva tanto la confusione e perciò se ne andò vinedhi vinedhi verso il Monte "Aulinas" che in greco indica una grotta destinata alle greggi. Arrivato in cima alla montagna si mise ad ammirare quei paesaggi calabresi e fu così rapito dalla bellezza di quei luoghi che gli sembrò di essere alle porte del Paradiso. Esclamò…ccà vogghju restari…e si costruì un eremo ricoprendone il tetto cu fraschi e ramedhi ponendo l’uscio di fronte al mare. Pregava tutto il giorno e mangiava bacche di mirto, erbe e quello che trovava, insomma era contento e felice di quella solitudine e di quella povertà…A questo proposito il Quinto Vangelo detto di Tommaso, riferendosi allo spirito, dice che colui che ha tanto avrà sempre di più, ma colui che ha poco gli verrà tolto anche quello…che strano…e com’è attuale! Para ca parri de’ tempi nostri! Comunque siccome al diavolo tutto ciò non gli stava bene…stu disgrazziatùni, gli mandò una bellissima donna tanto bisognosa d’affetto che rivolgendosi a lui disse…e chi faciti ccà? Oh chi bellu giuvanottu?...e chi aviti fami?...e chi aviti friddu?...e voliti qualche cosa? Da qui si può facilmente immaginare come potrebbero andare a finire certe vicende. La donna lo guardava con occhi che dicevano…pigghiami pigghiami…toccami toccami…lasciamo tutto e andiamo via insieme…vieni con me a “giocare”…ma a quala jocu?!...u jocu da pampina e do ficu! Quando Elia la fissò negli occhi notò in lei un fare diabolico e malefico e le disse subito che non aveva bisogno di nulla facendosi il segno della croce. A quel segno la donna sparì. Spaventato allora corse fuori dalla sua capanna perché sentiva che gli mancava il respiro. Ammirando allora quel cielo e quel mare ebbe la sensazione di avere Dio al proprio fianco e si sentì come liberato e più sereno. Non passò però molto tempo per potersi perdere in quella pace ritrovata, che sentì dei passi e, giratosi di scatto, vide un “omone” con un sacco sulle spalle. Questi con un fare molto bonario si avvicinò ad Elia e poggiò quel sacco ai suoi piedi e si udì uno strano rumore. Quell’uomo gigantesco che aveva mani e volto affumicati era sicuramente…un artigiano? ‘Nu carvunaru?…da dove vieni?...gli chiese il nostro eremita…e l’altro…statti quetu e vascia a vuci…(stai zitto e abbassa la voce)…ho avuto una grande fortuna…disse…’na grossa botta ‘e c…pensa che ho trovato questo sacco pieno monete d’oro!...vuoi vederle?...e così facendo rovesciò un po’ di quelle monete a terra e, mettendo il braccio affettuosamente sulle spalle di Elia, con fare da compagnone, esclamò…hai visto come sono belle?...e che bei disegni sono incisi sopra!...se vuoi te ne posso dare la metà!…tanto non riuscirò a spendere questa ricchezza nemmeno se vivessi due volte!…che stai a fare quassù in solitudine?...senza poter godere la giovinezza che Dio ti ha dato!....non devi compiere più sacrifici, perché con quest’oro tu godrai tutte le felicità della vita!...E’ una vera pazzia la tua!...così disse l’omaccione....ecc.ecc.. [Rocco Jenco] |
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