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Punto&aCapo - INDICE estratto dal n.2/2008
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Un messaggio in un foglietto
Dopo una mia esibizione davanti ad un pubblico prettamente giovanile, mi viene incontro un ragazzo, di cui taccio il nome per sua espressa volontà, che tiene in mano un foglietto e mi dice “maestru chistu è u vostru!”. A primo acchito cominciai a pensare “ma chistu ‘cca e duva nescìu?” Foglietti non mi sembrava di averne persi. Quel giorno la memoria non mi aveva affatto tradito, “non avia perdutu mancu nu pilu”…“proprio tutto mi ero ricordato, che c…”…“Me la ridevo sotto i baffi” immaginando uno scherzo…chissà quale scherzo e mi incuriosivo sempre di più…e sempre di più gli davo filo “comu nu piscaturi chi para ca molla” e invece tira. Gli dissi che era molto gentile ad averlo raccolto per ridarmelo e lui rispose no…no…non avete capito, dandomi del voi come si faceva una volta…questo è un mio componimento, l’ho scritto ieri a scuola…questo è un tema. Non so come mai il mio tono scherzoso venne allora un po’ meno e cominciai ad ascoltarlo con molta attenzione. Un tema? Si proprio così…una serie di pensieri uno dopo l’altro…e qui rimasi veramente disorientato. Molte persone cercano oggi, sia per moda che per aspirazione, di mettersi in mostra e di avere più visibilità nella società in cui vivono, ma questo ragazzo non aveva nessuna intenzione di esibirsi né di pubblicare “la serie dei suoi pensieri” su questo mensile, quindi mi scuso con lui se l’ho fatto comunque omettendo qualche particolare. A volte, noi adulti “smaliziati”, spesso abbiamo poca fiducia nei giovani perché pensiamo a secondi fini nascosti, ad altre furberie e così via e riponiamo in loro proprio poche speranze. Loro, “i giovani”, come anche “noi” siamo stati, hanno sempre molte speranze e fiducia nei nostri confronti anche se ricevono poco o quasi nulla talvolta. Spesso si accendono grandi falò, vengono promossi grandi eventi…ma alla “fine dei finali” i giovani che posto hanno preso? Perché le panchine si rompono da sole insieme alle cabine telefoniche? Perché i cartelli stradali si auto-piegano e le insegne luminose si auto-spaccano? [Inizio del foglietto]…c’era scritto…i ragazzi “normali” che soffrono sfogano la propria aggressività con le persone che amano. Essi non accettano, compromessi, contrasti o ricatti…ma cercano il dialogo e il ragionamento [che motivi il loro spirito]. Hanno bisogno di persone con cui imparare a confrontarsi, a ricercare la verità [i ragazzi hanno estremo bisogno della verità]. Se questa manca si creano vuoti e non resta altro che la strada con tutte le sue devianze […e le sue dure prove…]. Svolgimento: Che cosa significa “ragazzi anormali”? I ragazzi anormali sono quei ragazzi che hanno dei problemi a livello familiare, comportamentale, scolastico o psicologico, e come ragazzi anormali si intende tutti quei ragazzi che vanno contro la legge, cioè chi ruba, chi uccide, chi si droga o chi fa atti di bullismo ecc. I ragazzi anormali dicono:”siamo ragazzi che soffrono”, però secondo me non è vero che soffrono o almeno non tutti, sicuramente un ragazzo che ammazza i familiari o che entra in una scuola armato e spara su tutti, sta male e ha problemi psicologici, ma chi si droga, chi ruba e chi se la prende con persone più deboli, non va giustificato dicendo che ha problemi, perché se io voglio rubare, se io voglio drogarmi, sono io, decido io di farlo non c’è nessuno che mi obbliga, sono proprio i ragazzi di oggi che vogliono o almeno che si fanno trascinare nelle situazioni sbagliate, sapendo di potersi giustificare con i genitori, che credono fin troppo nei figli. È vero che le strade al giorno d’oggi per un ragazzo sono pericolose, si dice che:”i problemi non ti cercano, siamo noi a cercarli” e i problemi che creiamo ricadono a 360 gradi sui genitori. Noi neanche possiamo immaginare che significa finché non ci passiamo personalmente sopra. Poi si tende a farne un’immagine (buona…poverino) del ragazzo di buona famiglia che ammazza la fidanzata, la mamma, la zia o la nonna, mentre i ragazzi che hanno seriamente problemi e svolgono il loro dovere in modo giusto passano in secondo piano; la televisione mostra gli esempi negativi della società e mai quelli positivi, per questo non tutti i ragazzi vanno giustificati, perché è come dirgli “bravo stai facendo bene!”. Essi non accettano contrasti, compromessi o ricatti, perché credono di aver ragione a priori e quando cercano il dialogo e il ragionamento vuol dire che hanno capito di aver sbagliato ma è sempre troppo tardi… [fine del foglietto]. A volte si parla dei giovani come di coloro che sognano un passaggio televisivo da Maria De Filippi e un po’ di fama e celebrità. Questa idea a mio parere serve forse agli psicologi e ai politici che non hanno capacità di “decifrare” una generazione che non riescono più ad appassionare e a coinvolgere. Forse un cantastorie nella semplicità dei suoi mezzi può appassionare un ragazzo al punto da far sì che consegni il suo messaggio come fa un naufrago quando lancia in mare una bottiglia con all’interno un foglietto…chi mai leggerà quel messaggio?! Forse nessuno mai…oppure forse tu che stai leggendo queste ultime parole darai origine a qualcosa che cambierà qualcos’altro e così via… Comu fu o comu non fu, sulu chistu vi scrissa e nenta cchiù! E si ‘ncunu chi lejìu si pungìu, nessunu mu s’offenda, si girau i tacchi e si ‘nda jìu. (Come fu o come non fu, solo questo vi ho scritto e niente più! E se qualcuno che ha letto si è punto…nessuno si offenda se girando i tacchi se n’è andato). Chista traduzioni la fici non pe’ vui, non certamente pe’ mia e mancu pe’ Petru Melia, ma la fici per Don Tobia chi mi dissa ca u dialettu non sempre u capiscia. [Rocco Jenco] |
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