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Punto&aCapo estratto dal n.8 e 10 del 2006 CATARRO CONVULSIONI EMICRANIA INSONNIA CICATRIZZRE FORUNCOLI L'ORZAIOLO PORRI PUNTURE DI API |
Le cure di una volta di Rocco Jenco
Lo stretto contatto con la terra e quindi con la natura, probabilmente ha trasformato alcuni nostri contadini in botanici, zoologi, poeti, astronomi e persino medici. Pur non sapendo il nome a volte di una malattia o di un “disturbo di salute” si riusciva a trovare la cura o il rimedio con impacchi, decotti, unguenti e intrugli vari tramandati dai propri antenati che a quanto si diceva “a sapìanu longa”. Forse ancora oggi ma soprattutto una volta, stagione per stagione, si faceva provvista di erbe medicinali. Superstizione, misticismo e magia completano poi questo tipo di medicina e stranamente molte di queste “cure” esistono ancora oggi. Tutti i rimedi curativi e le proprietà medicinali di ciò che è riportato di seguito non hanno pretesa scientifica ed ovviamente sono stati appresi attraverso racconti e descrizioni di persone appartenenti al mondo della cultura contadina che in molti casi non hanno conseguito la licenza media, ma gli sono stati tramandati. Molte volte non si ricorreva al medico per diffidenza e superstizione oppure per impedimenti economici. Esistevano infatti molti “curatori popolari” che spesso ritardavano fatalmente l’intervento della medicina “vera” o “ufficiale”. Sono da ricordare a tal proposito alcuni detti popolari come “Pinnuli ‘e cucina e sciruppu ‘e cantina” oppure “Quando a vucca mangia e do’ culu trumba sagghja e scinda vafanculu i medicini e cu i vinda” (traduzione: “Pillole di cucina e sciroppo di cantina” – “Quando hai fame e il sedere scorreggia manda a quel paese le medicine e chi li vende”).
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